di Akragas
Non mi era mai capitato di visitare una mostra di opere astratte. E’ successo, per la prima volta, spinto dalla curiosità, per quella dell’artista Massimo Arrighi, nostro concittadino. All’esposizione si arriva dopo essere scesi per una larga scala della Pinacoteca di Bologna.
La sala è grande ed è illuminata con faretti di luce calda. L’illuminazione , certamente, avrà la sua importanza, visto che nessuna delle opere, come mi aspettavo, è direttamente illuminata. Qualcuna lo è solo parzialmente. Sono delle tele grandi con ispessimenti di linee verticali e diagonali tracciate su uno sfondo che singolarmente cambia dal blu al rosso, grigio, nero, bianco e aureo. Durante la visita mi piaceva captare qualche conversazione dei presenti, ma quasi tutte erano di ammirazione di carattere tecnico. Io, essendone a digiuno, subito me ne sentivo estraneo. Ero invece attratto dall’insieme delle tele che, osservandole, con il mutare dei colori, mi traghettavano con le loro onde in rilievo tra la riva e la profondità del mare. Proprio così.
Le linee verticali e diagonali, blu o auree che fossero, che si infittiscono verso l’angolo alto della tela e anche di lato, non sono altro che le onde marine trattenute, per magia, alla deriva di una spiaggia acciottolata, pronte a essere restituite alla loro sede madre per poi ricominciare.
Nella pittura figurativa il ritratto o il paesaggio sono stabiliti dall’artista e ognuno li apprezza secondo la propria sensibilità per quello che sono. Nell’astrattismo, se il visitatore si lascia andare, è anche lui l’autore. Così, con le onde alla deriva che stanno ritornando, nei pigmenti delle tracce diagonali della tela scorgo dei delfini che gioiosamente si rincorrono.
Il caso ha voluto che incontrassi, in quel momento, il mio amico Dante, che è un esperto, e così, timidamente, da sprovveduto, gli ho chiesto com’era possibile che in una delle tele che avevamo di fronte ci vedevo la vita del mare senza le trivelle. Sorridendo un pò sulle mie sensazioni, dopo una breve pausa, mi ha risposto che la pittura astratta aveva colpito nel segno. Il pittore vede le stesse cose? “No”, è stata la risposta, “l’artista è assorbito dalla sua creatura e non sa che sensazioni provocherà nel visitatore”. Approfittando ancora del colloquio con l’amico esperto, gli ho fatto notare che i delfini, che in quella tela si rincorrono a fior d’acqua, hanno una forma sensuale leggera che lascia immaginare a quell’origine della vita che manca alle sirene. Chissà se l’autore sia stato ispirato da istinti primordiali! A quel punto Dante, vicino al suo amico Stefano, guarda l’opera con più attenzione, mi fissa negli occhi e mi dice: “Se guardi bene la mostra, quello che vedi non è solo in quella tela”. Meno male! Non sono il solo a vagheggiare di fronte a queste opere senza titolo. Viva l’astrattismo! Forza Massimo.


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